Aprile 2007


Naturalmente, se questa sera fossi il Padre Eterno, invece di essere a capo della Brigata speciale e di dover render conto ai miei superiori, sistemerei le cose altrimenti

G. Simenon, la rivoltella di Maigret

E così, persino Maigret qualche volta vorrebbe essere Dio. C’è da meravigliarsi se capita anche a noi, comuni mortali?
E, per fortuna, non è possibile.

Non conosciamo Dio che per G.C. Senza questo mediatore è tolta ogni comunicazione con Dio. Per G.C. conosciamo Dio. Tutti coloro che hanno preteso di conoscere Dio e di trovarlo senza G.C. non avevano che prove impotenti. Ma per provare G.C. abbiamo le profezie, che sono prove solide e palpabili. E le profezie, essendo compiute e verificate dall’evento, danno la certezza di quelle verità, e perciò la prova della verità di G.C. In lui e per lui conosciamo dunque Dio. Fuori di lui e senza la Scrittura, senza il peccato originale, senza mediatore necessario, promesso e venuto, non si può assolutamente provare Dio, né insegnar buona dottrina, né buona morale. Ma per G.C. e in G.C. si prova Dio e si insegnano la morale e la dottrina. G.C. è dunque il vero Dio degli uomini.
Ma nello stesso tempo conosciamo la nostra miseria, perché quel Dio non è altro che il riparatore della nostra miseria. Dunque, non possiamo conoscere bene Dio, se non conoscendo le nostre iniquità.
Perciò coloro che hanno conosciuto Dio, senza conoscere la loro miseria, non lo hanno glorificato, ma se ne sono glorificati.

Blaise Pascal, Pensieri

G.C. sta per Gesù Cristo.
Ammiro Pascal, ma forse, come nani sulle spalle dei giganti, oggi vediamo più lontano di lui.
Blaise, grande genio matematico, vide anche i limiti della razionalità matematica cartesiana e, tuttavia, ne rimase prigioniero. Non seppe trovare altre vie per la ragione ed a Cartesio oppose soltanto il Cuore.
Così, trovando la razionalità cartesiana fragile ed incerta, si appoggia alle profezie.
Caro Blaise, tutti i documenti che riportano profezie sono successivi ai fatti profetizzati. È possibile che gli originali siano stati scritti prima, ma non ne avremo mai la certezza.
Gli argomenti filosofici che tanto disprezzi sono, in fondo, ben più solidi delle incerte profezie su cui ti appoggi.

Il padre dell’orda primitiva si era riservato, da spietato despota, il possesso di tutte le donne, uccidendo e cacciando i suoi figli, pericolosi come rivali. Un giorno i figli si riunirono, uccisero il padre, che era stato il loro nemico, ma anche il loro ideale, e ne mangiarono il cadavere. Dopo il delitto nessuno dei fratelli poté tuttavia venire in possesso della eredità paterna, poiché ciascuno lo impediva all’altro. Sotto l’influenza di tale fallimento e del pentimento, essi appresero a sopportarsi l’un l’altro, unendosi in un clan fraterno, retto dai principi del totemismo – destinati ad impedire la ripetizione del delitto – e rinunziarono tutti al possesso delle donne, causa dell’uccisione del padre. Ormai i membri del clan potevano unirsi solo alle donne estranee al clan. Si spiegherebbe pertanto l’intimo nesso che esiste tra il totemismo e la esogamia. Il banchetto totemico sarebbe la cerimonia commemorativa del mostruoso assassinio, dal quale deriverebbe l’umana coscienza della colpa (peccato originale), punto di partenza dell’organizzazione sociale da cui, a loro volta, prenderebbero origine, nello stesso tempo, la religione e le restrizioni morali.

Sigmund Freud, La mia Vita e la psicoanalisi, Mursia, Milano, 1970 pp. 109-110

Ricostruzione storica o roman noir?
Direi proprio che si tratta di cattiva letteratura.