Sto leggendo il libro di Piergiorgio Odifreddi Il Vangelo secondo la Scienza. Le religioni alla prova del nove, Einaudi, Torino, 1999.

Ho letto volentieri altri libri di Odifreddi e spero di poter apprezzare anche questo. Però, già a pagina 4, trovo qualcosa che non mi piace.
Odifreddi parla di un suo viaggio a Calcutta e scrive:

Adiacente al tempio di Kali si trovava la casa dei moribondi di Madre Teresa, il Nirmal Hriday, che in bengali significa Cuore Immacolato. In essa un centinaio di uomini e donne in fin di vita, raccolti fra quelli abbandonati nelle strade, erano ormai ridotti a un numero sulla lavagnetta che ne registra in maniera agghiacciante le giornaliere «entrate» e «uscite». La casa non ha neppure un atrio, e non appena vi misi piede mi trovai direttamente nella corsia degli uomini: lo sguardo di uno di essi, conficcato nei miei occhi come una spina, ancora mi perseguita, cosi come la condizione di quei corpi sofferenti e seminudi distesi sul pavimento e privi anche di un letto, nonostante le offerte miliardarie ricevute dalla Santa.

Non mi piace quel lasciar intendere che Madre Teresa e le sue consorelle abbiano rubato sulle offerte ricevute.
Senza dubbio in ogni organizzazione, anche la più nobile, c’è chi trova il proprio tornaconto. E questo è un problema che non si può eliminare.
Ma, proprio questo, le malignità lasciate cadere en passant, sono indegne di un grande intelletuale. L’ideale è fare denunce precise o, se si pensa che sia necessario, esprimere i dubbi nella maniera più chiara. Le mezze parole, il detto e non detto non mi piacciono. Lasciamo i pettegolezzi ambigui ad altri ambienti.