Vajont. Visita ai luoghi del disastro. Li avevo visti ancora bambino: un impatto violento. C’erano case di cui rimaneva soltanto il pavimento. Ci vivevano uomini, donne, bambini travolti mentre riposavano al sicuro nelle loro case. Si poteva morire così.
Oggi Longarone è risorto ed è un bel paese di case nuove e colorate. I segni evidenti del disastro non sono poi molti, ma si è dato ordine al ricordo. Si sa che quegli uomini, quelle donne, quei bambini non sono stati uccisi tanto da un disastro naturale, quanto dalla logica dell’interesse economico.
Quando poi si sale verso la diga, si vede una montagna dove era il lago e l’immensa ferita sul monte Toc, allora si sente lo sgomento e si vorrebbe tanto che ci fosse una Giustizia che non ci è stato dato vedere.
Monumenti, lapidi, memoriali, croci, chiese. Quella di Longarone è un enorme monumento di cemento armato. Viene spontaneo porsi la domanda tipica del nostro secolo e forse anche di quelli che ci hanno preceduto: «Dov’era Dio? Perché non ha fatto nulla?». Nessuna religione dà una risposta esaustiva.
Il cristianesimo ci dice che Dio stesso ha condiviso con noi la morte e la sofferenza. Per anni ho cercato di sentirlo vicino, ma sempre più spesso mi vien da pensare che, per quanto consolanti, queste siano soltanto parole.
L’Onnipotente avrebbe ben potuto evitare tutta la sofferenza che ha lacerato e travagliato la storia dell’umanità. Perché mandare invece il Figlio a soffrire? Mal comune mezzo gaudio? Non sarebbe stato meglio un gaudio intero?
Non mi consola pensare alla divina sofferenza. Non mi consola pensare che Dio abbia nobilitato la natura umana assumendola in prima persona. Avrebbe ben potuto assumerla senza tutto questo strascico di dolori e di ingiustizie.
Mi resta solo l’angoscia, la protesta morale contro l’idea che le vittime innocenti della storia non possano avere giustizia. Possibile che i carnefici abbiano l’ultima parola?
Almeno per questo sarebbe bello se Dio ci fosse.
Luglio 2007
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Luglio 31, 2007