Martin Buber sostiene che il Dio-oggetto della teologia è un falso Dio. Il vero Dio è quello vivente della Bibbia, un Tu con cui siamo in dialogo e che incontriamo nel rapporto con le altre persone: «Ogni singolo Tu è un canale di osservazione verso il tu eterno. Attraverso ogni singolo Tu la parola-base si indirizza all’eterno».Belle parole, ma temo siano soltanto parole. È concretamente impossibile trattare ogni tu che incontriamo come se fosse un canale di rivelazione di Dio e poi alcuni uomini sembrano piuttosto canali di rivelazione del demonio, se esiste.
Qualcosa di simile dice anche Emmanuel Lévinas che è stato in un lager dove tutta la sua famiglia è stata sterminata.
C’è qualcosa di eroico nella sua apertura all’Altro incarnato nel prossimo e segno di Dio: «Non può esserci alcuna “conoscenza” di Dio a prescindere dalla relazione con gli uomini».
Riesco a capire finché sottolinea biblicamente l’incontro con il povero, lo straniero, la vedova.
Non sento la presenza di Dio, ma trovo simpatica l’idea che quello che vien fatto “ad uno di questi piccoli” sia fatto a lui.
Ma con certi grandi o pretesi tali come la mettiamo?
Agosto 20, 2007